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We met Philip while he was leaving for the first stage of the Sunshine Tour, and he told us his story, his dreams and his ambitions. And why not…some little secrets ..

Twenty-four years old, born in Nairobi and raised in South Africa, Kenya and Italy (his father is from Belgium, his mother Lola is Italian), and a rising career that led him on March 24 to qualify for the Sunshine Tour, one of the six major tournaments of the PGA Tour International Federation.

We met Philip at Fiumicino airport while, bag Chervò on his shoulder ;), he was waiting for the flight to Zambia, where he will play the Zanaco Master, the first stage of the South African tournament. Here’s what he told us.

Soon you will be flying to the first stage of the Sunshine Tour. Do you consider it a point of departure or arrival?

“A starting point, and it could not be otherwise: we are at the beginning of the season and the goal is to reach the top 10, which would not be bad considering the level of the tournament. But my dreams remain two: playing the European Tour and winning a Major. I am 25 years old, everything is still possible .. “.

Will you bring some lucky charm with you?

“In the bag I always keep a picture of my grandfather, who for a couple of years has been following me from up there, along with a few grass from his garden ..”.

Are you a superstitious type?

“I would say yes, and like every player I have my little rituals: I always mark the ball in the same way and I prefer to play only with certain numbers …”.

So you’ll also have a pre-match routine ..

“Of course… it is true. I really love yoga, which relaxes me and helps me to focus on the match. Before playing on the green I like to concentrate, for about ten minutes, on the muscles that I will need in the field, biceps and glutes in particular “.

How do your workouts take place?

“Since I joined pro I train an average of 7-8 hours a day, usually at the Park of Rome, when I’m in Italy, always maintaining a similar program with a well-defined routine. Usually the part in the field lasts from 4 to 5 hours and is structured as follows: long game, short game, and then a lot of putts. And when I say a lot, I mean infinite … “.

Can you tell us some secrets?

“Nothing secret (laughs, nda). I think it’s very important to take time to walk on the field, focus the shots and work on the strategy. The physical part is obviously fundamental, especially regards to explosive strength, flexibility and mobility “.

Is there a particular player to inspire you?

“Needless to say, Tiger Woods, who I believe is the one who has had the merit of making golf a sport as popular as it is today. And then Ernie Els, for his tranquility and refinement in the field. And then there are, of course, the Italians, Molinari, Manassero and Rocca over all. “.

Every golfer has a favorite field. What’s your?

“Without a doubt Leopard Creek, in South Africa, immersed in the savannah of Kruger Park. It’s a technical field, but the magic is given by the fact of being able to see elephants, leopards passing through the holes .. Even lions. We must not forget that those who practice golf, even at high levels, still maintain a love and a strong contact with nature “.

When did you realize that golf would be part of your life?

“I was 3 when, while I was living in Nairobi, my grandmother put the first golf iron in my hand. You can fell certain things immediately … “.

Have you ever thought you could not become a professional?

“In 2010, when I was seventeen, I lived a couple of seasons where I did not know what to do with my life and my game was affected. Every golfer experiences them sooner or later. Many have suggested me to stop, to dedicate myself to something else “.

And then what happened?

“… something clicked in me, perhaps thanks to my family that has always encouraged me to follow my passions and not be satisfied with the easiest choices. So I rediscovered my competitiveness, the same that I had known at 7 years in my first race at US Kids (one of the most important golf foundations in the world, of which Philip’s mother is the Italian president, ed), when I realized that the golf would also become my job “.

Have a good trip, Philip.

“..and that is as long as possible (jokes, nda)”.

Alla scoperta di Philip Geerts, golfer professionista (in ascesa) che sogna un Major e una carriera nell’European Tour

In partenza per la prima tappa del Sunshine Tour, il talento azzurro ci ha raccontato la sua storia, i suoi sogni e le sue ambizioni. E qualche piccolo segreto..

Ventiquattro anni, nato a Nairobi e cresciuto tra Sudafrica, Kenia e Italia (il papà è di origini belghe, la mamma Lola è italiana), e una carriera in ascesa che lo ha portato lo scorso 24 marzo a qualificarsi per il Sunshine Tour, uno dei sei grandi tornei della Federazione Internazionale PGA Tour.

Abbiamo intercettato Philip all’aeroporto di Fiumicino mentre, sacca Chervò in spalla ;), aspettava il volo per lo Zambia, dove giocherà lo Zanaco Master, prima tappa del torneo sudafricano. Ecco cosa ci ha raccontato.

 

A breve sarai in volo verso la prima tappa del Sunshine Tour. Punto di partenza o di arrivo?

“Di partenza, e non potrebbe essere altrimenti: siamo all’inizio della stagione e l’obiettivo è arrivare tra i primi 10, cosa che non sarebbe male visto il livello del torneo. I miei sogni però restano due: giocare l’European Tour e vincere un Major. Ho 25 anni, tutto è ancora possibile..”.

Porterai con te qualche portafortuna?

“Nella sacca tengo sempre una foto di mio nonno, che da un paio di anni mi segue da lassù, insieme a qualche ciuffo d’erba del suo giardino..”.

Sei un tipo scaramantico?

“Direi di sì, e come ogni giocatore ho i miei piccoli riti: marco sempre la pallina nello stesso modo e preferisco giocare solo con certi numeri…”.

Quindi avrai anche una routine pre-match..

“In effetti è vero. Amo molto lo yoga, che mi rilassa e mi aiuta a focalizzare i pensieri sul match. Prima di scendere sul green mi piace concentrarmi, per una decina di minuti, sui muscoli che mi serviranno in campo, bicipiti e glutei in particolare”.

Come si svolgono i tuoi allenamenti?

“Da quando sono entrato tra i pro mi alleno una media di 7-8 ore al giorno, di solito al Parco di Roma, quando sono in Italia, mantenendo sempre un programma simile con una routine ben definita. Di solito la parte in campo dura dalle 4 alle 5 ore e si struttura così: gioco lungo, gioco corto, e poi moltissimi putt. E quando dico moltissimi, intendo dire infiniti…”.

Ci sveli qualche segreto?

“Nulla di segreto (ride, nda). Penso sia molto importante ritagliarsi del tempo per passeggiare sul campo, focalizzare i colpi e lavorare sulla strategia. La parte fisica poi è ovviamente fondamentale, in particolare per quanto riguardano forza esplosiva, flessibilità e mobilità”.

C’è un giocatore in particolare a cui ti ispiri?

“Inutile dire Tiger Woods, che credo sia colui che ha avuto il merito di rendere il golf uno sport diffuso quanto lo è oggi.. E poi Ernie Els, per la sua tranquillità e signorilità sul campo. E poi ci sono, ovviamente, gli italiani, Molinari, Manassero e Rocca su tutti. ”.

Ogni golfer ha un campo preferito. Qual è il tuo?

“Senza dubbio Leopard Creek, in Sudafrica, immerso nella savana del Kruger Park. È un campo tecnico, ma la magia è data dal fatto di poter veder passare tra le buche elefanti, leopardi.. Persino leoni. Non bisogna dimenticare che chi pratica golf, anche ad alti livelli, mantiene comunque un amore e un forte contatto con la natura”.

Quando hai capito che il golf avrebbe fatto parte della tua vita?

“Avevo 3 anni quando, ai tempi in cui vivevo a Nairobi, mia nonna mi ha messo in mano la prima mazza da golf. Certe cose si capiscono subito…”.

Hai mai pensato di non riuscire a diventare un professionista?

“Nel 2010, allora diciassettenne, ho vissuto un paio di stagioni in cui non sapevo bene cosa fare della mia vita e il mio gioco ne ha risentito. Ogni golfista li sperimenta prima o poi. In molti mi hanno suggerito di smettere, di dedicarmi ad altro”.

E poi cosa è successo?

“..è scattato qualcosa, forse anche grazie alla mia famiglia che mi ha sempre incoraggiato a seguire le mie passioni e a non accontentarmi delle scelte più facili. Così ho riscoperto la mia competitività, la stessa che avevo conosciuto a 7 anni nella mia prima gara alla US Kids (una delle fondazioni golfistiche più importanti al mondo, di cui la mamma di Philip è presidentessa italiana, ndr), quando avevo capito che il golf sarebbe diventato anche il mio lavoro”.

Buon viaggio, Philip.

“..e che sia il più lungo possibile (scherza, nda)”.

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